Dr. Ennio Calabria - Dr. Gianmarco Calabria - Dr.ssa Elena Calabria



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LA 'DEVITALIZZAZIONE DI UN DENTE': PERCHÈ SI ESEGUE, CON QUALI METODICHE E COSA COMPORTA



 

Almeno una volta, per quasi tutti, durante una seduta odontoiatrica, il paziente si è sentito dire dal dentista "questo dente purtroppo è da devitalizzare, cioè dobbiamo togliere il nervo" (ricordiamo che un dente devitalizzato si disidrata, diventa più fragile e si rompe più facilmente). Generalmente, per quanto il concetto di "devitalizzazione" di per sé sia fin da subito evidente ai più, le motivazioni e soprattutto le metodiche, così come le conseguenze nel breve e medio - lungo termine, non sono ben chiare. Lo scopo del presente articolo è spiegare, nella maniera più semplice e didascalica possibile, questi svariati aspetti.

 

La causa in assoluto principale che porta ad un trattamento endodontico, cioè ad una "devitalizzazione", è la presenza di una carie che ha raggiunto e contaminato, con i suoi batteri, in maniera importante la dentina e raggiunto la polpa dentale (la polpa dentale è quel tessuto che si trova all'interno di corona e radici dentali, nella cosiddetta camera pulpare, e che contiene le strutture vascolari e nervose del dente stesso). In alcuni casi il dente è sintomatico, cioè il paziente lamenta fastidio - dolore spontaneo e/o provocato - sensibilità freddo/caldo (condizione patologica di pulpite) - gonfiore (in caso di ascesso peri-apicale); in altri, la sintomatologia è assente, tanto da spingere il paziente alla domanda "ma perché devitalizziamo se non mi fa male? “…se, pulendo la carie, questa arriva al "nervo", la rimozione dello stesso è necessaria indipendentemente dai sintomi. Un'altra causa è rappresentata da un trauma importante che ha avuto ripercussioni sulla polpa dentaria, o esponendola direttamente o danneggiandolo in maniera irreversibile anche se il dente appare sostanzialmente integro dopo il trauma stesso. Oppure, in alcuni pazienti, si può rendere necessaria la devitalizzazione allo scopo di azzerare la sensibilità dentaria, ad esempio su denti con colletti iper - abrasi e molto sensibili o su denti limati in maniera importante prima della protesizzazione. Le metodiche per devitalizzare il dente, pur differendo in parte per la strumentazione utilizzata, hanno lo stesso obbiettivo; rimuovere interamente il tessuto pulpare, disinfettare accuratamente l'area coronale e radicolare (i canali radicolari) al cui interno era contenuto, sigillare i canali radicolari al fine di impedirne la re-infezione batterica (necessario inoltre, in un secondo momento, effettuare otturazioni dentali congrue per evitare infiltrazioni batteriche). Gli strumenti utilizzati per devitalizzare un dente si dividono in manuali e meccanici - rotanti (utilizzati con specifiche progressioni), con le due tecniche che spesso finiscono per confluire in un'unica tecnica combinata: entrambe le metodiche, in mano ad operatori esperti, sono efficaci e predicibili (si opta per l'una o per l'altra a seconda delle preferenze del dentista). L'obbiettivo è allargare e sagomare i canali radicolari e rimuovere il tessuto nervoso canalare (la polpa dentaria coronale viene rimossa tramite frese rotanti su manipolo). Abbinati all'uso di questi strumenti, frequenti lavaggi canalari con aghi - canule specifiche a base di perossido d'idrogeno - ipoclorito di sodio - EDTA, necessari per detergere e disinfettare accuratamente il complesso sistema dei canali radicolari: sono opportuni, durante la devitalizzazione, numerosi lavaggi da alternarsi al passaggio degli strumenti, per rimuovere i detriti organici ed inorganici che si formano all'interno dei canali durante le nostre procedure.  Completate detersione e sagomatura dei canali radicolari, e rimossi i vari detriti al loro interno, si procede ad accurata asciugatura con coni di carta sterili. La fase finale, terminata l'asciugatura, prevede l'otturazione del sistema canalare radicolare con materiali appositi (i canali radicolari non possono, per nessun motivo, essere lasciati vuoti o solo parzialmente riempiti, in quanto ciò comporterebbe la re-infezione del sistema canalare stesso e quindi il fallimento del trattamento endodontico). Il materiale di elezione per la chiusura dei canali radicolari è la guttaperca, una macromolecola di origine vegetale simile per composizione alla gomma ed al caucciù. La guttaperca utilizzata in ambito odontoiatrico si presenta in forma di coni pre-formati standardizzati (con dimensioni specifiche indicate da appositi colori) oppure in forma di coni che inglobano veicolatori plastici (i carriers, secondo la metodica Thermafil). In entrambi i casi, si tratta sempre e comunque di guttaperca termoplasticizzata, cioè che viene riscaldata e sciolta all'interno dei canali radicolari (sporcati in precedenza da cemento endodontico), al fine di poter penetrare completamente e sigillare perfettamente la complessa e ramificata anatomica canalare (canali laterali e apici ramificati compresi). In questo modo è possibile ottenere un sigillo apicale corretto e duraturo nel tempo.  In alcuni casi, quando ad esempio ci si trova di fronte a canali infetti - sanguinamento pulpare abbondante che rende impossibile un'asciugatura completa - infezioni apicali, si ricorre ad una medicazione intermedia con paste disinfettanti: idrossido di calcio o pasta iodoformica fra i materiali d'elezione. Si tratta di materiali disinfettanti, anti-batterici provvisori, che, come tali, dovranno sempre essere sostituiti entro 15 giorni circa, da guttaperca (sarà necessario, in questo caso, ripulire i canali radicolari con abbondanti lavaggi, asciugarli e quindi introdurre la guttaperca secondo le tecniche prima descritte). È molto importante ricordare che, in seguito alla devitalizzazione, sia che questa sia completata in un'unica seduta sia che siano ritenute opportune due sedute, il dente, per alcuni giorni dopo il trattamento (in alcuni casi subito, in altri pochi giorni dopo) può essere sintomatico: fastidio, dolorabilitá e nevralgia diffusa, dolore alla percussione, dolore spontaneo anche piuttosto intenso e pulsante, gonfiore. La domanda classica del paziente "perché se il dente è stato devitalizzato, mi fa ancora male?"  (con i relativi dubbi sull'operato del dentista) può essere così spiegata, premettendo che la procedura di devitalizzazione sia stato eseguita a regola d'arte: durante il trattamento endodontico spesso con gli strumenti appositi si veicolano detriti di materiale canalare infetto oltre - apice, con relativa irritazione temporanea dei tessuti peri-apicali; il legamento parodontale del dente (con tutti i suoi recettori di pressione) è già infiammato e quindi molto suscettibile agli stimoli pressori; all'interno dei canali radicolari sono rimasti residui pulpari - batterici e/ o sono presenti processi infettivi peri-apicali (in questi casi generalmente abbiamo una medicazione intermedia apposita); il paziente si presenta già con una situazione di nevralgia diffusa (e ovviamente il nervo principale che porta sensibilità ai vari denti, non viene rimosso durante lda devitalizzazione). I motivi quindi di una spiacevole sintomatologia post-operatoria sono molteplici, ma si tratta di sintomi che, nel giro di pochi giorni, regrediscono spontaneamente e ancora più rapidamente con adeguata terapia farmacologica (anti-infiammatori ed antibiotici nei casi più dolorosi): l'importante è informare dettagliatamente il paziente su tutte le possibili complicanze e spiegarne cause e soluzioni.

 

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